Sopravvivenza e Vita Eterna

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L’ASSOCIAZIONE” SOPRAVVIVENZA E VITA ETERNA “
ringrazia tanto i partecipanti presenti
al nostro 20° Convegno svolto nei giorni 9-10-11 e 12 Novembre 2017 a Taranto.
Gemma Cometti continua ad essere presente tra noi, con le sue osservazioni.
Gemma Cometti

del 5 Febbraio 2017

E' in vendita il nuovo libro di Gemma Cometti



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Gemma Cometti

E’ nata a Taranto il 28 marzo 1932.
Casalinga, è madre di tre figli, tra cui Davide, il più piccolo, vittima, nell’agosto del 1978, di un incidente subacqueo.
Dal dolore per questa perdita ha tratto la spinta per una ricerca personale, solitaria e costante, partendo dal campo della metafonia.
Si è creata poi, col tempo, una sorta di affinità spirituale, un’audizione interiore che ama definire “telepatia d’amore”.
Ha scritto sulla sua esperienza alcuni libri. Il primo: “I nostri figli - un ponte d’amore con l’aldilà”, edito in prima stampa da Editrice Scorpione di Taranto e, in ristampa“, dalla Hermes edizioni delle Mediterranee, così come le era stato predetto ben due anni prima.
La spinta a scrivere continua: sempre suggerito dalle voci, pubblica il secondo volume: “I nostri figli ci parlano ancora” (Hermes edizioni), il terzo “L’aldilà e la vita – la mia storia infinita (Hermes edizioni) e infine l’ultimo “Il lungo viaggio nell’anima” (Hermes edizioni).
Questo quarto volume vuole testimoniare il cammino, la crescita spirituale e la trasformazione di una madre colpita dal dolore più grande: la perdita di un figlio. Un cammino scavando nel profondo, in simbiosi con l’anima disincarnata, sublimando l’amore, a dimostrazione che nulla si può dimenticare, ma elaborare culminando in un ultimo grande atto d’amore, proprio nei confronti dell’essere amato: la rinunzia al dolore come fine a se stesso e il lento, faticoso cammino per riallacciare un rapporto alimentato sempre dall’amore, quello vero, quello altruistico.
Per meglio comprendere il suo percorso, i libri andrebbero letti in ordinata successione, cominciando dal primo che esprime i toni dell’immediato, lacerante dolore, da cui poi è scaturita la forza per iniziare un feroce duello con la morte fino a sconfiggerla.





Prefazione di Paola Giovetti e
testimonianza di
Padre Uderico Pasquale Magni
Prefazione di Don Adriano Angelo Gennai e introduzione di Paola Giovetti
Prefazione di Paola Giovetti

Tutti i diritti d’autore sono devoluti in beneficenza.

Casa Editrice Mediterranee
ROMA

tel.: 063201656

Prefazione di Paola Giovetti
e introduzione di
Padre Uderico pasquale Magni

Il nuovo e ultimo libro

Il suo cammino iniziale è stato scandito dalle parole; le magnifiche e fortissime voci dal registratore, poi dalla radio, e ancora dal telefono.
Tutti i passaggi evolutivi che hanno richiesto un lavoro interiore molto lungo e complesso, sono stati suggeriti dalle “voci”. Il più difficile da recepire, accettare e mettere in atto è racchiuso in queste parole
“le voci del silenzio”

così Gemma Cometti chiarisce il significato di queste parole:
«Ho percepito questa frase che Davide mi ha trasmesso, ma sul momento non ne ho compreso in pieno tutta la sua profondità. La sua voce, che inizialmente mi giungeva attraverso i mezzi meccanici, era udibile e rispondeva ai bisogni prioritari e prepotenti di una creatura umana che chiedeva segni tangibili di vita, quasi una presenza fisica che alimentasse l’illusione di una continuità di vita terrena. Nell’arco degli anni, poi, un lavoro continuo e incessante ha messo in moto un processo di evoluzione che ha aperto canali fino allora sconosciuti e insospettabili, permettendomi di percepire, gradatamente, attraverso i meandri della mente e del cuore, ciò che l’orecchio non poteva più percepire. Questo meccanismo ha reso possibile la comprensione e l’accettazione del nuovo stato, nella diversa forma di vita di mio figlio, di cui egli voleva rendermi partecipe.
Sul sentiero dell’amore ho condotto i miei passi verso un percorso diverso, non condizionato dalla limitatezza umana; un terzo occhio ha guardato oltre la soglia puramente immaginaria della morte abbattendo barriere invisibili; un terzo orecchio, un’antenna tesa verso l’universo, ha cominciato a captare “le voci del silenzio”.
Questo progresso lento, ma continuo, mi ha permesso di seguire e comprendere meglio la metamorfosi di mio figlio, le sue progressive tappe, finalizzate ad una sempre maggiore elevazione spirituale.
Ho strappato all’inconoscibile il segreto dell’immortalità e la consapevolezza che la vita vissuta in terra non ci viene tolta, ma solo trasformata.
La parola “morte” non aveva più il significato oscuro e definitivo del “non ritorno”; ho cominciato veramente ad imparare e trasmettere agli altri. E il seme, silenziosamente, è divenuto pianta rigogliosa e dai suoi rami sono spuntati teneri germogli.
Attenta testimone di questi forti segnali, essi divenivano messaggi consolatori per tanti, facendosi portavoce di quel messaggio universale la cui chiave d’interpretazione è nell’amore.
“L’amore… la forza che muove le montagne e che non si arrende neanche davanti all’ineluttabilità della morte.
E’ questo il vero grande miracolo che scaturisce da noi stessi, la più importante scoperta che la scienza spesso non riconosce; un patrimonio trasmesso direttamente da Dio all’uomo.
Ecco…”la voce del silenzio” parla in nome dell’”amore”.

In uno dei passaggi successivi mi giunse la spinta ad organizzare i convegni a Taranto, nella mia città, finalizzati sempre alla crescita spirituale.


L’associazione
A questi principi è ispirata la nostra associazione onlus da poco costituita; una ulteriore tappa, non programmata, del mio percorso. Posso dire oggi, guardandomi indietro nell’arco di questi ultimi 32 anni, che una tela misteriosa e invisibile ha intessuto e disegnato i vari accadimenti che si sono succeduti. Una dolce magia ha guidato i miei passi portandomi, giorno dopo giorno, alla realizzazione di eventi straordinari più grandi di me. Per ultima questa nuova iniziativa, in passato improponibile.
Ho avvertito oggi, attorno a me, il consenso e il mio stesso coinvolgimento emotivo fattivamente condiviso da tanti.
Ho preso coscienza di non essere più sola. Sento ora il fiato amico di un esercito di amici che combattono le stesse battaglie da me intraprese.
La nostra associazione non ha fini di lucro, né prevede quote associative ma un reciproco aiuto e sostegno. E’ un movimento che veleggia sull’onda mossa dalla fresca brezza innovativa del pensiero e dello spirito libero del ricercatore. Vuole rappresentare un invito a riscoprire nuovi slanci altruistici a cui lo stesso convegno si ispira, promuovendo ogni anno la consueta “Finestra aperta sulla solidarietà” che ha ospitato organizzazioni umanitarie di grande impegno sociale. Da qualche anno si è creato un gemellaggio con Calcutta, a favore delle strutture create da Madre Teresa per mano del generoso dottor Cesare Santi che presta, assieme ad altri volontari, la sua opera di medico in quelle zone di diseredati.

Il logo
Un accenno anche al logo di questa neonata associazione. Devo premettere e sottolineare che il punto di unione con l’aldilà e con mio figlio Davide stesso non si esprime più, ormai da tempo, con parole o fenomenologie di natura materiale, ma si è interiorizzato, basandosi sulle “percezioni”, una sincronicità di pensieri e sentimenti comprovanti una perfetta simbiosi di anime. Nella particolare ricerca del logo che ci avrebbe rappresentato, la mia mente si soffermava insistentemente sulla mitica figura dell’”araba fenice”, senza però conoscerne l’emblematico significato.
Dopo aver condotto alcune ricerche, arrivai ad una conclusione di notevole rilievo: l’”araba fenice” rappresenta da secoli il simbolo dell’immortalità. Ecco come la descrivevano già Marziale, Plinio il Vecchio e Tacito: “Essa veniva usata per illustrare il concetto di immortalità, di ritorno ciclico, continuo. Fu la corrispondenza immediata con la resurrezione della carne che il suo mito rappresentava, a spingere gli autori cristiani più antichi ad utilizzarlo. Venne identificata con Cristo anche per il fatto che tornava a manifestarsi tre giorni dopo la morte, e come tale venne adottata come simbolo cristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte”.
Quale simbolismo poteva essere più appropriato per la denominazione già data alla nostra associazione: “Sopravvivenza e vita eterna”? Tutto ora assumeva un preciso significato: il suggerimento mi sembrava chiaro, ma non altrettanto facile la sua realizzazione figurata: nessuno dei disegni proposti risultava per me soddisfacente.
Decisi di rinunciare, anche se a malincuore, al progetto originario e avevo già scelto una diversa raffigurazione quando, un mattino, al mio risveglio, notai sul guanciale una strana macchia: una figura dai contorni ben precisi.
Era l’immagine di un grande uccello che volava ad ali spiegate, proteso verso l’alto.
Fotografato e riprodotto il nostro logo giunto dal Cielo, è perfetto!


Un’angelica araba fenice che ci piace immaginare in volo verso l’eternità.
Per noi, componenti del comitato dell’associazione, quella Fenice riveste un duplice significato. Il primo è sì, quello della rinascita, della resurrezione, della Vita che rinasce dalla morte. Ma il secondo significato che attribuiamo a quella immagine impressa sul cuscino di una donna che ignorava forma e simbolismo della fenice, riteniamo sia un messaggio diretto a me e ai volontari dell’associazione: un incitamento a non rinunciare, a non lasciarci mai condizionare dalle difficoltà o dalle critiche e a continuare ad impegnarci a diffondere le ricchezze interiori che questo cammino ci ha donato, prima tra tutte la meravigliosa certezza che l’Amore e l’Anima sono eterni».



Per una corrispondenza con Gemma Cometti scrivere a:


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