Le mie Riflessioni - Sopravvivenza e Vita Eterna

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Le mie Riflessioni

Gemma Cometti continua ad essere presente tra noi,
con le sue osservazioni.
RIFLESSIONI  PERSONALI  SU :  LA SOLITUDINE

Si dice che l’accompagnamento alla morte sia di importanza fondamentale per far si che l’essere umano affronti il momento  estremo con la consapevolezza che quell’attimo rappresenti soltanto un passaggio , una trasformazione e non certamente una fine ;  per questo nessuno dovrebbe essere lasciato solo  in preda alle legittime paure che, nonostante le credenze inculcate dalla fede, turbano e disturbano uno dei momenti più importanti della nostra vita. Ancora  di più potrebbero essere deleterie le  legittime espressioni di dolore  che accompagnano solitamente il distacco  terreno dalla persona amata.
Ma non è questo  l’argomento principale delle riflessioni  scaturite da un evento  particolarmente traumatico della mia esistenza : il  viaggio, dalla vita terrena a quella eterna del compagno della mia vita. Nonostante questa mia premessa, devo però sottolineare i passaggi importanti e i punti salienti intercorsi da quel momento.
Gli ultimi 68 anni della  nostra  esistenza sono trascorsi in un continuo e incessante consolidarsi di un amore iniziato dalla mia adolescenza, pur passando attraverso tempeste e  contrasti di ogni genere. Eravamo divenuti, in un crescendo di continui mutamenti ,come l’edera che ,abbarbicata su tutta la superficie del caseggiato  diviene un tutt’uno , e parte dello stesso panorama  che la circonda.
I suoi messaggi d’amore nei miei confronti sono durati, incessantemente fino agli ultimi anni della sua vita  espressi con parole  e concetti  di una dolcezza e profondità incredibili, nonostante l’apparente immagine di uomo “ duro” e materialista quale lui voleva apparire. Questo è l’ultimo che mi è giunto il giorno del nostro 63° anniversario, prima che gli fosse impedito di usare più le sue mani e i suoi occhi:
“ Anima adorata, pur se la mia giornata volge ormai a sera, dell’altra vita non mi turba pensiero perché so adesso , con assoluta certezza, che un giorno o l’altro, la tua celeste immagine tornerà a camminare con me stringendomi la mano lungo i sentieri dell’eternità.”
E’ questo un inno d’amore e di fede che rappresenta il miracolo operato dalla presenza  costante di Davide nella nostra vita operato per noi e per tanta gente.   
Ora, per coloro che mi conoscono è sembrata discordante la reazione succeduta al suo passaggio  confrontandola a  quanto asserito e trasferito negli altri  in tutti questi anni. Vorrei farvi riflettere che non è affatto così.Ho raccolto il suo ultimo respiro senza alcuna manifestazione palese di dolore; in quel momento nemmeno una lacrima è uscita dai miei occhi e il suo corpo, da quel preciso momento, non ha rappresentato che un involucro vuoto dal quale distoglievo gli occhi, Le mie carezze e i miei baci sono stati soltanto aneliti di amore verso quel corpo invisibile ai miei occhi , che oggi “dovevo “ amare nella sua essenza. Le prime parole che lui mi ha trasmesso sono state: “Sono tornato giovane.”
Poi  più nulla: sono entrata nel  buio della mente, del corpo, e di tutto ciò che mi circondava. Dopo anni di sofferenza  è accaduto che tutto il sistema psico – fisico  è crollato, dal momento che lui non aveva più bisogno di me. Sono entrata in un tunnel dove c’era solo buio e nello stesso stato ( anzi peggio) del periodo della morte di mio figlio.
Posso  asserire, senza ombra di dubbio, che questo è staro il periodo più doloroso e difficile di tutta la mia vita.
Oltre tutto non lo sentivo; non mi giungeva la sua voce, e né il suo pensiero, fin quando, una notte, finalmente ,questo unico messaggio:
“Tittì (lui mi chiamava così), sono qui, non mi vedi, ma sono qui. Capisco il tuo smarrimento, ma tu sei stata il faro della mia vita e devi continuare ad esserlo. Sono stato un uomo fortunato  e mai potrò esprimere abbastanza  la mia riconoscenza. Oggi che leggo nelle pieghe più intime  della tua anima, posso comprendere meglio e riconoscerne la grandezza; scusami se qualche volta ho dubitato  delle tue intenzioni e ti ho ferito. Mi avevi spiegato bene tutto, ma avevo paura del passaggio  e anche il rammarico di lasciarvi. Poi tutto scompare e la realtà è più  straordinaria di ogni immaginazione. Ho molto da recuperare, da rivedere,ma spero che mi abbiate perdonato tutto; per voi è più facile che per me stesso. Continua a combattere, mia adorata, come hai sempre fatto, come allora ….piangevi… ti disperavi, ma combattevi. Ora hai certezze che prima non avevi e le hai trasmesse anche a me, ma devi testimoniare anche quest’altra dolorosa  pagina della tua vita perché sei l’immagine in cui tutti si specchiano. Io non ti ho mai lasciato…mai … mai… l’ultimo pensiero è stato per te. Tu hai raccolto il mio ultimo respiro e io ti ho aspettato per questo e poi sono stato finalmente libero. Si.. libero da quel corpaccio che non riconoscevo più, che non accettavo e mi teneva prigioniero. Ecco gli avvenimenti : ho sentito gridare:”Taglia….taglia… “ e poi sono entrato in un vortice e proiettato in una  direzione che non percepivo; alfine una mano mi ha tratto fuori da quel turbinio e mi sono ritrovato in un grande prato  al cospetto do Dio, sempre mano nella mano di Davide. E’ vero, Tittì…..L’HO VISTO ,SI, L’HO PROPRIO VISTO  in tutta la sua luminosità e grandezza. E poi  tutti gli altri attorno a me. Ora devo rivedere tutta la mia vita e, come tu mi hai spiegato proprio pochi giorni prima, la mia coscienza mi guiderà  nelle correzioni da fare al mio spirito affinchè possa  purificarsi. Tu continua a percorrere la tua strada, I NOSTRI CORPI SI SONO STACCATI PER UN CERTO PERIODO, MA POI CONTINUERANNO  IL LORO PERCORSO NELLA FORMA ETERNA.”
Poi un’altra cosa straordinaria è accaduta: avevamo comprato un cellulare con chiamata di S.O.S.  e registrato i numeri dei nostri figli , in caso di emergenza. Mio marito, non aveva mai voluto imparare ad usarlo, nemico come era rimasto di ogni forma di tecnologia avanzata, anzi alle nostre rimostranze aveva risposto, con il suo sorriso sornione:”  No, assolutamente, forse imparerò nell’aldilà “. E per tutti era venuta spontanea  una fragorosa risata. Ebbene, su questo cellulare, completamente abbandonato dopo la sua morte “ per caso” nel cancellare i vari messaggi pubblicitari, abbiamo scoperto due chiamate , partite da quel numero e inviate a mio figlio Marcello. Nella prima si legge: “SONO TUO PADRE”  e nella seconda: “TUO PADRE SONO” . Credo sia superfluo dire che , prima di accettare  un’ ipotesi  soprannaturale, io abbia fatto indagini accuratissime alfine di scartare ogni altra supposizione di origine terrena.
Tutto questo però non ha segnato purtroppo la mia ripresa, anzi nel proseguo  le mie condizioni sono peggiorata a tal punto da dover ricorrere all’aiuto di vari medici specialisti e farmaci di ogni genere.
Questa è la cronistoria dell’accaduto, ma il motivo di questa mia riflessione è un altro; come accennavo all’inizio, è importantissimo accompagnare il proprio caro nel “ viaggio” da questa  vita all’altra, ma si trascura un altro  passaggio fondamentale: il disagio mentale e fisico a cui viene sottoposta la persona che rimane improvvisamente sola( che sia la moglie o il marito). Nello specifico stiamo parlando di un essere umano che ha raggiunto la bella età di 85 anni  trascorsa nel difficile compito di formare una famiglia formata da 5 elementi  e trovarsi poi improvvisamente “sola”. Si, non scandalizzatevi…lo ripeto: “ SOLA”Un figlio ti rimane accanto per un periodo più o meno breve della tua vita,  e continua ad accompagnarti anche dopo nel modo migliore dei modi, ma un compagno, quando è quello VERO  lo è per tutta la vita .Come si può non riflettere con pensieri amari quando , alla sera nel grande letto vuoto, allungando la gamba , incontri il freddo vuoto e non l’altro piede che cerca il tuo?
E allora, lasciatemi dire che i tempi della ricostruzione sono più lunghi e dolorosi. Nonostante pochi giorni prima avessi sentito questo incitamento nella mente:”  PREPARATI……PREPARATI….PREPARATI!!!!!! sono crollata nel peggiore dei modi.
Ora  quello che voglio sottolineare, in conclusione di questa mia riflessione è un incitamento:  Occupatevi di chi rimane  oltre ogni impossibile limite e ricordate che OGGI è questa la persona che ha maggiormente bisogno del vostro aiuto.
In chiusura posso affermare che sto lentamente  riprendendo la mia vita e la mia identità, grazie a tutti gli aiuti che mi sono stati offerti, ma anche grazie alla mia indomita volontà.
“IO SONO QUI……SONO TORNATA…..GRAZIE A TUTTO L’AMORE CHE MI AVETE  REGALATO!
GEMMA

5 Febbraio 2017

RIFLESSIONI SULL’”AMORE”

I concetti più importanti non dovrebbero essere accettati senza prima analizzarli , partendo dal profondo della nostra coscienza e cercando riscontro nella mente  e nella nostra logica.
Non sempre ciò che si vede, si sente o si legge  dovrebbe essere “ immagazzinato “ nel cassetto delle conoscenze  senza essere  giustificato e accettato dal ragionamento.
Ho sentito:” SE NON AMI TE STESSO NON PUOI AMARE GLI ALTRI.” partendo dal presupposto che il comandamento:” AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO” possa essere interpretato così.
E allora, se qualcuno amasse gli altri più di sé stesso? E se il proprio benessere dipendesse da quello dalle persone che ama?
E ancora: Se un essere umano mettesse a repentaglio la proprio vita  per salvare quella di un suo simile  (amico, parente o addirittura sconosciuto) , dobbiamo pensare che sia sbagliato e che non sia osservante di questo comandamento?
Che dire poi del lavoro straordinario e dell’abnegazione dei  missionari e dei tanti volontari che operano anche lontano  dalle loro famiglie per portare aiuto ai più bisognosi, derelitti dell’umanità? Quest’anno parleremo proprio di questo in seno alla “tavola Rotonda” dedicata agli studenti , sarà toccante la testimonianza di alcune volontarie , violate nella  libertà mentre svolgevano il loro lavoro in un paese lontano  , vittime di terribili minacce , a grave rischio per la propria vita.
” IL SENSO DELLA VITA” è l’argomento che ci apprestiamo a trattare con i giovani. E se fosse questo uno dei più  “forti” valori della vita? Sacrificare i propri agi, le sicurezze di una vita tranquilla per dedicare un po’ di sé stessi agli altri? Non perdiamo  questa opportunità , un  momento importante  da cui trarre insegnamento e  imparare qualcosa di stimolante  che ci farà crescere!   
E che dire poi dell’insegnamento di Gesù : Lui è morto sulla croce per noi e se non ci avesse amato più di sé stesso, l’avrebbe fatto? Il suo estremo sacrificio non è stato certamente dettato dall’ubbidienza al Padre, ma dell’AMORE VERSO NOI, ESSERI UMANI  CHE CERTAMENTE NON LO MERITAVAMO.
LA SUA MORTE SULLA CROCE HA SEGNATO IL DESTINO E LA STORIA DELL’UMANITA’ E QUESTO DOVREBBE  FARCI RIFLETTERE.
TUTTA LA NOSTRA AMMIRAZIONE, QUINDI A COLORO CHE HANNO INTERPRETATO COSI’ QUESTO COMANDAMENTO : “ Ama il prossimo tuo PIU’ di te stesso”

Gemma Cometti

26 Settembre 2016


IL PERDONO

Una parola che noi , esseri umani, dovremmo usare soltanto nei riguardi di Dio  per chiederGli umilmente di essere assolti dai nostri  peccati , è soltanto Suo il compito di giudicare le azioni degli uomini, riguardo ai quali mi sembrerebbe più idoneo usare il concetto di “Comprensione.”
La comprensione si esprime attraverso la “Coscienza”, con la quale ogni uomo dovrebbe confrontarsi nel momento in cui dovesse ritenere di sentirsi offeso o leso da un’azione altrui. Dire: Ti perdono – Mi perdono – equivarrebbe ad un giudizio di colpa  che non spetterebbe a noi emettere. Qui entra in ballo la Coscienza” che dovrebbe funzionare da “arbitro” prrmettendoci di esaminare, con occhio critico ed esaminatore, le azioni altrui e nostre.
Il percorso analitico è lungo e spesso doloroso, ma soltanto un’analisi accurata  potrebbe permetterci di superare le difficoltà di traumi legati a vicende terrene  che potrebbero apportare danni al nostro equilibrio psico – fisico.
Dimenticare? Impossibile! Tutto ciò che riguarda la nostra vita terrena non può essere dimenticato, ma soltanto neutralizzato. Come un computer si aggiunge alla memoria e alla storia delle nostre vite passate, presenti e future riponendosi nei meandri delle super – coscienza .
Con il passare del tempo i ricordi potrebbero anche riaffiorare, e nonostante tutto, tornare a far male come cicatrici con il cambiare del tempo, nel momento in cui si riproponessero gli avvenimenti che  hanno provocati  il trauma nella sua radice. In questo caso dovremmo essere pronti a rifare lo stesso percorso di “comprensione e adattamento” facilitati dalla precedente esperienza e con minor spreco di tempo ed energie, riconfrontandoci  allo specchio della nostra “coscienza”
Riassumendo :dire: Io ti perdono – io mi perdono – risulterebbero una inutile litania senza significato e non confacenti alla precarietà e limitatezza di noi esseri umani, ma soltanto all’indiscutibile  e imperscrutabile giudizio di Dio.

Gemma Cometti

19 Settembre 2016


“I messaggi e la dipendenza”

Siamo in spasmodica attesa dell’incontro annuale con le sensitive,
un appuntamento con i nostri cari… ma riflettiamo.
Veramente noi li incontriamo soltanto in questa circostanza?
E tutto il resto dell’anno,noi dove siamo? Loro dove sono?
Ci esaltiamo nel riconoscerli dalle descrizioni che ci forniscono,
ma abbiamo bisogno veramente di questo riconoscimento o non sarà altro
che una proiezione già bene impressa nella nostra mente e nel nostro cuore
di chi conosciamo molto più profondamente
ed emotivamente della persona che fa da tramite?
Riconosciamo il diritto e il bisogno che ci spinge a rivolgerci
a qualcuno che ci apra quella porta,
quella finestra da dove potrebbe filtrare un raggio
di luce che illuminiil nostro cammino, che ci indichi
il sentiero da percorrere,
ma poi,dopo i primi segni giunti, è necessario proseguire
da soli, passo dopo passo,
anche se faticosamente e lentamente,
con gli occhi e la mente rivolti ad un punto di arrivo
che serva a placare il nostro dolore
e che dia pace a coloro che “diciamo” di amare.
Abbiamo bisogno di aiuto, certo, i tempi potrebbero
essere brevi o anche molto lunghi,
dipende dalla forza di volontà del singolo individuo, ma certo è che questo
aiuto non potrà MAI da un incontro sporadico che si perderebbe nei tempi della memoriae sarebbe destinato a svanire.
La pillola può servire ad addormentare il dolore,
ma… passato il suo effetto, il dolore ricomparirebbe.
Un primo approccio con le realtà spirituali  deve
necessariamente trasformarsi in qualcos’altro,
al di fuori della medianità.
Se ne abbiamo bisogno e non ce la facciamo da soli ,
cerchiamo qualcuno che possa,
con amore e semplicità, ascoltarci, consigliarci, esserci vicino;
una spalla su cui poggiare
il nostro capo , magari per piangere,
ma che ci resti accanto nel momento in cui ne abbiamo bisogno.
In grado di seguire l’evolversi del nostro percorso di ripresa per poter
proseguire il cammino della nostra vita
(e non deve trattarsi necessariamente di una sensitiva)
Se questa persona non ci fosse
(ma credo che basterebbe guardarsi bene attorno)
rivolgiamo lo sguardo al nostro prossimo e scopriremo
che ci sarà chi avrà bisogno proprio di noi .
Trasformando il nostro dolore in offerta d’amore verso gli altri,
scopriremo che le nostre ferite
si rimargineranno da sole, come per incanto.
Specchiandoci negli occhi di un bambino innocente,  
regalando un sorriso a chi ne ha bisogno,
ci aiuterà a comunicare con i nostri cari a farci sentire in comunione
con loro e soprattutto darà un senso alla nostra vita che
non perderà nemmeno un’oncia del suo immenso valore.

Gemma Cometti

11 Settembre 2016

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