Sopravvivenza e Vita Eterna

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“BEI TEMPI”

 
Vorrei tratteggiare con voi, tra il serio e faceto, il passaggio fra il passato e il presente, anche per distogliere la mente dai gravi problemi inerenti all’oggi. A cavallo di questi anni attingiamo insieme alla memoria  ricavandone qualche riflessione.
 
Sento ancora nelle mie orecchie quella “voce sconosciuta”  che  tanto tempo fa sussurrò dal registratore: ”Bei tempi!”. Si trattava certamente di un inguaribile nostalgico dei suoi giorni passati di cui aveva ricordi belli. Non vorrei apparire anch’io  come una vecchia nostalgica che forse ha vissuto troppo  fra una generazione e l’altra poichè  ritengo di aver cercato, a mio modo, di tenere il passo al ritmo incalzante dei cambiamenti verificatisi negli ultimi 90 anni ma anzi ritengo, almeno nell’ultimo periodo trascorso da adulta, di aver vissuto abbattendo molti pregiudizi, liberandomi da vecchi retaggi, accettando e adeguandomi  ai nuovi schemi di vita e a volte anche pioniera di tentativi atti a cambiare tendenze di pensiero. Tutto  questo però senza intaccare o abiurare ad una forma di idealismo antico che comunque mi appartiene poichè assorbita sin dalla vita prenatale. Apprezzo e godo di tutto ciò che di positivo ci ha portato la civiltà e il progresso; anche noi anziani, che possiamo confrontarci con il passato, siamo consapevoli di quanto oggi le nuove tecnologie abbiano reso la vita sempre più comoda e piacevole; i progressi della scienza hanno sconfitto molte malattie rendendo l’uomo più longevo ma nello stesso tempo  più fragile: giovani e bambini pagano le conseguenze delle  nuove frontiere, di quella tecnologia che dà e prende, rendendo invivibili intere città e quartieri, inquinando il  sistema naturale della creazione stessa.  
 
I  ricordi sono ancora vivi al tempo della mia giovinezza quando, recandomi per la consueta spesa settimanale alla vecchia piazza Marconi, notai improvvisamente l’assenza dei miei consueti fornitori  dai quali acquistavo l’ottimo pesce di Taranto. Ebbene, molti di loro avevano lasciato il gravoso lavoro di pescatori per affluire nel nuovissimo impianto dell’Italsider, “nuova miniera e fonte di benessere” per tutte le categorie di addetti ai lavori: operai, impiegati e laureati sentirono di aver raggiunto un grande obiettivo, un privilegio riservato alla nostra città che però, ancora oggi, piange le sue vittime immolate alla tecnologia siderurgica che scarica veleni da enormi ciminiere svettanti verso il cielo, a ridosso dei centri abitati.
 
E’ innegabile che il benessere abbia reso a tutti la vita più facile, ma vediamo ancora il rovescio della medaglia: rifletto anche su quanto questa agiatezza possa aver influito sulle nuove generazioni a cui molti stimoli sono mancati, soprattutto quelli necessari alla normale crescita di percorso  che trasforma il ragazzo in uomo proprio nelle difficoltà della vita e anche, perché no, attraverso un’adeguata fonte educativa che magari in passato era forse un po’ troppo rigida, ma che produceva l’osservanza di regole anche al prezzo di rinunce e sacrifici. Mi sentirei di promuovere un concordato fra l’educazione di ieri e quella di oggi, ma forse sarebbe un inutile appello all’equilibrio e troppo difficile da realizzare!
 
Sento, a questo proposito di dover spezzare una lancia a favore del passato: vi sembra, per portare un esempio pratico, che il vecchio e deprecato “servizio di leva” non sia servito per forgiare i nostri giovani mediante una sana disciplina e prepararli a diventare uomini? Stavo riguardando una vecchia foto scattata sul Lungomare di Taranto; io, giovane fidanzata al braccio del baldo tenente di Marina che poi sarebbe diventato mio marito, mentre svolgeva il suo servizio di leva nella sua elegantissima divisa. Ero orgogliosa e fiera di lui e sono certa che anche questa esperienza sia servita poi nella sua brillante carriera di tutore dell’ordine.  Mi permettete di condividere con voi questo bellissimo ricordo?
 
                                                                                               
 
Sul Lungomare di Taranto , da dove in passato si poteva ammirare uno dei più suggestivi tramonti
 
                                                                    
 
LA FAMIGLIA: saltando i preliminari a cui ho già fatto cenno tiro fuori dalla memoria un altro ricordo: la sacralità e l’atmosfera di comunione che si creava fra i vari componenti della famiglia al momento in cui, seduti attorno al desco, si aspettava che sedesse a tavola anche la mamma per dare il via al rito del segno della croce prima di accostare le posate alle labbra. Oggi questa immagine farebbe sorridere, sarebbe un eufemismo anche perché non ci sarebbero i presupposti. Innanzitutto non  sempre i commensali sono presenti all’ora prefissa e poi, come pensare che si possa oggi prestare attenzione e dare importanza a tale usanza ormai superata da tempo? Oltretutto sarebbe impossibile rivolgere, anche se per un attimo, gli occhi al cielo se per tutto il tempo i commensali  rimangono con gli occhi bassi  fissi sul cellulare intenti a mandare e ricevere messaggi. Devo confessare che anch’io, dopo aver messo su famiglia, ho tralasciato tale consuetudine, forse per un naturale bisogno di uscire fuori dalle convenzioni, o per tralasciare gesti e riti che appena uscita dai “ranghi” della famiglia sembrano superati  o addirittura imposti a noi giovani? Oppure era già in atto un’inversione di rotta?
 
Il rispetto - Dentro e fuori casa. A scuola, per esempio quando un alunno veniva redarguito dal docente per una qualsiasi forma disdicevole e portava a casa una nota negativa, il genitore puniva duramente il figlio magari privandolo della cena o della televisione. Oggi (in qualche caso per fortuna) colui che viene punito si rivolge a quei genitori, “protettori dell’onore del figlioletto”, che si recano  dal docente con fare minaccioso, per chiedergli  soddisfazione. Diciamo però che questi sono casi limite; sono sicura che ci siano ancora molte famiglie in cui regna, non solo l’amore, ma anche il rispetto e l’educazione. La nostra per esempio, è fra queste e allora mi domando: “Dipende forse dal fatto che la gestione di tutto l’andamento della casa sia affidata ad un padre d’altri tempi che oggi sapientemente sa quando allentare o tirare le briglie?  Questo naturalmente senza nulla togliere al compito della donna che in famiglia ricopre il ruolo importantissimo di moderatrice, intermediaria ed equilibratrice.
 
Già..La  donna… A quei tempi la donna doveva possedere  le doti necessarie per mettere su famiglia con tutte le carte in regola. Le erano precluse scuole impegnative riservate soltanto agli uomini, mentre si adattavano bene al ruolo di casalinga quelle a indirizzo domestico come l’istituto Professionale di Economia Domestica, quella appunto che frequentò mia sorella , caratterialmente molto diversa da me. Sono stata sempre un po’ ribelle  per cui rifiutai di seguire le sue orme  con l’intento di intraprendere  corsi classici, ma purtroppo la mia cultura scolastica ebbe fine mentre frequentavo il 4° ginnasio, a causa di un terribile tifo per cui fui molto vicina alla morte. Qui si arenò ogni mia velleità di scalata ai piani superiori, si, proprio quelli riservati agli uomini!  Mi dedicai comunque ad altre attività, non sempre accettate dai miei genitori, nelle quali però mi sentivo  portata e qualificata, pur continuando a imparare, come da copione scritto dai tempi, a cucire, ricamare, cucinare, rassettare, e anche suonare il pianoforte, cosa quest’ultima che mi piaceva molto. Sin da allora quindi cominciò la mia personale lotta per l’emancipazione della donna e ancora oggi sono convinta che non si vince dimostrando per le strade, ma in seno alle proprie famiglie. Lottai per poter fare le mie scelte ma poi, vinta la riluttanza dei  miei, mi sentii realizzata e libera; questo mio spirito indomito faceva evidentemente parte del mio carattere e non mi ha mai lasciata; chi mi conosce sa  dove mi ha portata fino ad oggi. A quei tempi si riteneva che non fosse dignitoso per una ragazza di buona famiglia frequentare palestre e campi sportivi in genere, e dovetti subire il vilipendio di tutto il parentado specie quando alcuni giornali riportavano foto e resoconti di tali eventi. Insomma, la mia solitaria rivoluzione era era appena cominciata anche se la vera emancipazione della donna è una conquista dei nostri tempi che apprezzo molto, ma di cui non ne condivido gli eccessi. La vera donna che vuole farsi valere deve lottare in ogni minuto della propria vita a tu per tu con i problemi che affronta nel quotidiano,  
 
 
anche se a volte potrebbe abdicare su alcuni punti e prevaricare ai propri bisogni per difendere valori prioritari dettati dall’amore e dagli impegni assunti nei riguardi della famiglia. Ho comunque sempre usato un vecchio stratagemma: lasciare che le decisioni appaiano prese dall’uomo, mentre in effetti sarebbero manipolate da un sottile, sotterraneo lavoro di una invisibile ragnatela tessuta dalla donna.
 
·         I casi limite? In passato si diceva: “una donna non si sfiora nemmeno con un fiore”. Oggi i casi di cronaca nera ci raccontano il contrario.
 
·         Devo comunque ancora spezzare una freccia in favore del presente: ho visto crescere figli, nipoti e pronipoti; è stato un crescendo di vivacità, intelligenza, acume, spirito di osservazione , il tutto condito da cultura e apprendimento stupefacente. Se faccio il paragone con i tempi del passato mi vedo indietro di anni luce… Ben vengano, quindi, i piccoli geni di oggi. I “bei tempi” per loro sono oggi .          
 
Dulcis in fundo, La sanità – ovvero  - IL MEDICO DI FAMIGLIA
 
In verità è questo l’argomento che ha mosso e motivato questo mio scritto. Ed è proprio il lato negativo dei nostri attuali tempi. I ricordi si affollano nella mente e sono tutti a vantaggio dei “BEI TEMPI!”.
 
Abbiamo avuto la fortuna in famiglia di essere imparentati con medici prestigiosi e straordinari che ritenevano svolgere il loro lavoro come una missione oltre che come professione. Il capostipite era mio zio: Nicola Ruggieri che dava il via ad una stirpe di grandi medici. Avevo appena 14 anni quando un terribile tifo, diagnosticato inizialmente come una semplice influenza, stava per porre fine alla mia vita. Lui arrivò in tempo portato da una carrozza con la quale si spostava per le rare visite a domicilio e gli bastò uno sguardo per decretare che in effetti si trattasse di tifo già in stato avanzato. Insomma, mi salvò la vita e in seguito la saga dei Ruggieri continuò attraverso i suoi discendenti a scrivere la storia dei medici prodigiosi tarantini che si distinsero anche in altre cittrtyà…e continua ancora oggi. Il primogenito, Francesco (Ciccio) specializzatosi in ortopedia lasciò presto la nostra città per trasferirsi a Bologna  e lì coronare la sua carriera come primario al Rizzoli dove non risparmiò certo tutte le sue energie fino al punto di perdere parte delle dita , troppo esposte durante gli interventi alle dannose radiazioni. Ma vorrei soffermarmi anche sul secondogenito:  medico internista e plurispecializzato, Luigi (Luigino) oggi ancora in vita, ma molto anziano. Lui è stato sempre il nostro punto di riferimento; era in grado di affrontare qualunque branca della medicina tanto che non abbiamo mai ritenuto necessario consultare specialisti di nessun genere, neanche per i nostri figli in età pediatrica, e se qualche volta si cercava un consulto specialistico, nessuna cura si intraprendeva senza il suo consenso. Le visite erano meticolose, a volte con l’ausilio del suo udito sensibilissimo, le diagnosi precise e circostanziate le descrizioni della patologia. Spesso anche soltanto per telefono, descritti i sintomi, ne riconosceva la malattia ancor prima di venire a visitare il malato. Ricordo che tutti e tre i miei figli si ammalarono di epatite virale; ebbene, non fu necessario il ricovero poiché lui stesso veniva giornalmente a controllarne l’evoluzione finchè non furono completamente guariti. Era l’epoca del “dì 33” al quale si accompagnavano le orecchie poggiate direttamente sul torace. Fu riconosciuto il suo valore persino da famosi medici dove era giunta la fama di validissimo medico attraverso le testimonianze dei suoi stessi clienti. Ricordo che spesso nel palazzo dove lui riceveva erano ad attendere il loro turno i numerosi pazienti arrivati da tutti i paesi limitrofi. Negli ultimi tempi, già in età pensionistica, ma ancora valido medico spesso interpellato per consulti, era solito aggiornarsi su tutte le nuove frontiere con l’ausilio di riviste mediche specialistiche e lo si trovava immerso in queste letture, sempre al corrente di nuovi sviluppi della scienza medica. Lui, oltre che medico, era amico, confidente, attento psicologo dell’animo umano. Io credo che a trattenerlo ancora fra noi sia il grande amore di coloro che lo conobbero e amarono. Il medico di famiglia è una di quelle componenti del passato che mi fa esclamare: ”BEI TEMPI!”.
 
Devo però puntualizzare che ho conosciuto anche altri medici, nell’arco della mia vita, a cavallo tra un’epoca e l’altra, degni di essere menzionati anche se purtroppo hanno lasciato prematuramente la loro vita e la loro missione sulla terra. Voglio ricordarli perché hanno lasciato un segno indelebile sulla scia del loro percorso dedicato alla medicina; uomini di scienza che hanno onorato il giuramento di Ippocrate:
 
Felice Scardicchio – Ho avuto il grande privilegio di conoscerlo, apprezzarlo ed essergli amica. Aveva prestato servizio per 20 anni come medico responsabile nella struttura sanitaria dell’Ilva di Taranto dove ha dovuto affrontare e fronteggiare tutte le difficoltà presto emerse. Il valore e la disponibilità facevano da cornice al suo carattere schivo e modesto per cui entrava subito in empatia con i suoi pazienti ai quali dava sempre e subito aiuto e conforto. Quello che ho sempre ammirato in lui è il suo equilibrio e la scelta equa nel saper distinguere o addirittura integrare i tipi di terapie da applicare al paziente anche grazie ai suoi studi sull’omeopatia , l’omotossicologia e la kinesiologia, di cui era docente. Sempre pronto ad intervenire nel bisogno aveva il dono di scoprire e analizzare eventuali componenti di origine emotiva magari causate da stress o eventi traumatici. Non mi negava mai il suo aiuto anche attraverso il telefono quando, presa da grande sconforto ricorrevo a lui e diventava la mia salvezza. Aveva il dono della semplicità e di far apparire niente il “molto” che donava. Ha raccontato episodi sorprendenti della sua vita raccolti in un libro in cui emerge il suo vissuto moderato ed equilibrato tra la materia e lo spirito, propri quello che molti medici ignorano e negano. Grazie, Felice!   
 
                                                                                           
 
                                                
 
 Cesare Santi – Un altro esempio di medico fuori misura e “ fuori tempo”, anche lui passato nell’oltre lasciando un vuoto incolmabile. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo e vi confesso che, nonostante la lontananza (viveva a Milano) è stato sempre un punto di riferimento negli ultimi anni della mia vita. Medico, angiologo e chirurgo vascolare, attraverso l’incontro con il dott. Speciani, ha radicalmente mutato la sua visione dell’uomo e sulla medicina, riconoscendo come la visione “olistica” rappresenti una nuova chiave di lettura più esauriente difronte ai grandi interrogativi della medicina e della ricerca scientifica. Medico volontario, descrive  attraverso un libro (“Anima nuda”) il suo percorso spirituale dei periodici viaggi a Calcutta nei centri di accoglienza di Madre Teresa .
 
“Nel caleidoscopio di tutte le possibili interpretazioni del volontariato metteremo l’accento su quella più alta: azione compiuta come atto d’amore, riscoprendo che in questa accezione si esalta una qualità connaturata all’essere umano e alla sua esistenza: la capacità di amare, di donare, di condividere”.
 
“ Che posto ha l’anima nella medicina moderna? Il principio di identità personale che fa di ogni essere umano una realtà unica e irripetibile, con un suo preciso destino. La comprensione dell’esperienza della malattia, e il suo stesso pater patogenetico, nella visione scientifica moderna, esclude aprioristicamente questo principio di identità personale, prendendo in considerazione il “fenomeno malattia” “avulso” dall’identità della persona. Guardiamo all’oggetto e non al soggetto. Questa metodologia di approccio, si concentra più sulla malattia che sul malato, precludendosi la possibilità di una reale e profonda compressione dei processi patologici e, di conseguenza, riducendo la possibilità di soluzioni, oltre che curative, anche guaritive. Per una comprensione profonda e completa di un evento morboso, bisogna ricorrere all’anima, intesa come principio di identità personale”. Cesare Santi
 
Io personalmente mi sono sempre affidata a lui e i suoi consigli sono stati sempre preziosi e hanno colto nel segno. Ricordo che lo contattai per una fastidiosa polimialgia reumatica che stavo curando con cortisone e antidolorifici; lo chiamai e mi disse: “Ti fidi di me?” – “ Ma certo” – gli risposi . Abbandonai le cure in atto affidandomi a lui: nell’arco di pochi mesi fui completamente guarita grazie ad una cura omotossicologica che mi giunse direttamente dalla Svizzera. Il nostro rapporto è sempre stato di stima reciproca, ma soprattutto di affetto incondizionato.
 
Tutti coloro che lo hanno conosciuto hanno avuto modo di apprezzarlo; è stato spessissimo presente ai nostri convegni  e ci è mancata molto la sua figura di uomo e medico , ma il segno indelebile di tutto ciò che ha difeso e rappresentato rimarrà sempre nei nostri cuori. Grazie, Cesare.
 
                                             
 
Come chiusura  a queste considerazioni  posso fare un bilancio della situazione odierna (Covid  a parte) e vi assicuro che, tranne qualche rara eccezione, la differenza tra passato e presente è senz’altro paragonabile ad un abisso, incalcolabile!
 
Un ricordo personale forse potrebbe rendere meglio l’idea: da premettere che giustamente la mia età non consente parametri diversi, alla mia esposizione di seri, nuovi malesseri la risposta senza possibilità di replica: “Più di quello che fa non può fare”. Oppure, secondo esempio: “ Dottore, questo dolore non mi dà tregua (e vorrei mostrargli la parte dolorante)”. Il dottore mi blocca subito rispondendo: ”Signora io non le prescrivo altro se non guardare di tanto in tanto la sua carta d’identità”.
 
Per concludere io non rimpiango la mia età, ma i tempi in cui il rispetto e le doti di umanità si dimostravano in altro modo.

Chiudo questa mia chiacchierata con una frase che proviene dal mondo di Verità:
RICORDATE CHE NON E’ MAI TUTTO BIANCO O TUTTO

Grazie.  
 
 

23 Aprile 2021

E’ USCITO L’ULTIMO LIBRO
 
DI GEMMA CANDIDA DE MATTEO COMETTI
 
 
“Un viaggio nell’infinito amore”. E’ questo il titolo dell’ultimo libro di Gemma Candida de Matteo Cometti, pubblicato in questi giorni da Scorpione Editore (info: scorpioneeditrice@libero.it oppure www.editricescorpione.it). Il libro, che contiene anche un Cd audio, è arricchito dalla presentazioni di Enzo Decaro, Daniel Lumera e Umberto Di Grazia, nonché dalle testimonianze di Barbara e Marcello Cometti, i fratelli sopravvissuti al giovanissimo Davide, che perse la vita a nemmeno 17 anni nei fondali del mare di Taranto il 29 agosto del 1978. Da quella tragica scomparsa ebbe inizio la lunga, faticosa e dolorosa ricerca di Gemma, che caparbiamente e non senza sofferenza, anche grazie ai preziosi suggerimenti di una pioniera della metafonia in Italia, Gabriella Alvisi, iniziò la sua ricerca di quel ponte d’amore che indissolubilmente ci lega e ci mette in contatto coi nostri cari passati nell’altra dimensione. Una dimensione di Luce e di Amore, secondo gli insegnamenti che da quella dimensione spirituale giungono copiosi. Questo libro, il nono volume scritto da  Gemma Candida de Matteo Cometti, rappresenta la summa di una ricerca durata 41 anni, che si è andata evolvendo nel tempo passando dall’utilizzo di un vecchio magnetofono “Geloso” sino a quella che l’autrice definisce “audizione interiore”. Il libro peraltro è impreziosito da un cd audio che contiene i segni più eclatanti ed inequivocabili giunti dal mondo della Luce.     
 
Dice Gemma: “Oggi per me la metafonia è soltanto un lontano ricordo poiché il mio percorso, attraverso i diversi passaggi, configura una completa simbiosi con mio figlio; i nostri spiriti si sono incontrati e camminano insieme su due dimensioni diverse. Nella mia continua ricerca sono affiorate, col tempo, quelle facoltà psichiche in grado di interiorizzare il pensiero e creare una sorta di “audizione interiore” o meglio, una “telepatia d’amore”. Oggi, riascoltando decine di cassette e bobine, mi rendo conto che quella delle “voci”, come inizio, sia la prova più efficace, valida e convincente per tutti: credenti e atei che siano. Nel momento in cui senti un figlio che credi morto, chiamarti “MAMMA” hai la precisa sensazione di possedere la chiave di tutto; il velo che ricopre il mistero si solleva per mostrare la realtà della sopravvivenza e della vita eterna e allora capisci che la morte non esiste!”.
 
Come afferma nella sua prefazione il ricercatore internazionale Daniel Lumera, “per me la vita di Gemma Cometti è qualcosa di autentico, di reale, di profondamente reale. E’ qualcosa di autentico nel dolore reale, autentico nell’amore reale e autentico     nella durezza e nella dolcezza presente nelle sue parole quando proteggono e quando conducono ad un grande dono di conforto e di ascolto per tante persone che avevano insieme a lei fatto l’esperienza di quel tipo di dolore: la perdita di un figlio, la perdita di una persona cara. Dando non semplicemente speranza ma proponendo ascolto, proponendo fiducia in quell’ ascolto e proponendo soprattutto la capacità di farsi guidare dalla vita nell’aspetto più profondo della vita. Tutta l’opera di Gemma, dai convegni ai suoi scritti, sono permeati da una grande determinazione, dalla sua fermezza, dalla sua tenacia che non ha mai vacillato di fronte alle avversità anche quando tante persone le hanno sentito dire “non ce la faccio più”. Lei invece ce l’ha sempre fatta e questo è un esempio, un esempio di vita e di coraggio”.


L’ASSOCIAZIONE ”SOPRAVVIVENZA E VITA ETERNA “ COMUNICA CHE, A CAUSA DEI NOTI AVVENIMENTI, E CON MALINCUORE, IL CONVEGNO ANNUALE HA SPOSTATO LE SUE DATE AL 9/10/11/ APRILE 2021. IL PROGRAMMA, GIA’ MESSO A PUNTO DA TEMPO E DI GRANDE  INTERESSE, SARA’ RESO NOTO AL PIU’ PRESTO. RINGRAZIAMO LE TANTE PERSONE CHE SI SONO MOSTRATE INTERESSATE A QUESTO EVENTO E CHE CI INCORAGGIANO SEMPRE A CONTINUARE SULLA STRADA INTRAPRESA .

GEMMA COMETTI

E' in vendita il nuovo libro di Gemma Cometti

"Un tuffo nel passato
Frammenti del presente"
PER INFORMAZIONI : scorpioneeditrice@libero.it – tel. 099/4593993 –
http://www.editricescorpione.it Via Mignogna,1 Taranto


PER INFORMAZIONI : scorpioneeditrice@libero.it – tel. 099/4593993 –
http://www.editricescorpione.it Via Mignogna,1 Taranto




Riflessioni sul 22° Convegno di Taranto

 
Sono ancora confusa ed emozionata, ma felice di essere riuscita a godermi in pieno questo evento; cercherò di commentare a caldo, le mie impressioni confrontandole anche con quelle dei relatori e partecipanti. Come tutti gli anni è stato superato l’indice di gradimento e la preziosità di tutto l’insieme del cast scelto per questa edizione e l’entusiasmo della platea ne ha dato conferma.
 
Sono grata a coloro che hanno saputo apprezzare lo sforzo di tutto lo staff organizzativo per portare nella nostra città sempre nuovi personaggi di grande cultura  e soprattutto in grado di comunicare, da studiosi, difficili concetti ,portandoli alla nostra comprensione e riuscendo sempre a calamitare l’attenzione di tutti.
 
L’unica osservazione è che “forse” questo sforzo e lavoro immane meriterebbe una platea più numerosa e non posso fare a meno di dolermene.  Comunque sento di rivolgere un caloroso grazie a tutti coloro che continuano a condividere con noi questo bisogno di approfondimento: una risposta che soddisfi questo nostro anelito verso l’infinito. Tutto questo senza escludere quella” carezza di Dio” di cui parlava il buon padre Eugenio Ferrarotti : la consolazione nel momento del dolore.
 
Tengo anche a precisare che rinnovo la mia disponibilità per gli incontri mensili compatibilmente con le mie condizioni fisiche aggiungendo però che, avendo notato la quasi totale assenza al nostro convegno, delle persone che frequentano questi incontri, invito ad astenersi coloro che si aspettano altre manifestazioni che esulano da quelli che sono gli argomenti trattati, le testimonianze ed eventuali dibattiti , confronti, e tutto ciò che potrebbe portarci a capire pienamente il vivere e il morire e le realtà attinenti alla dimensione spirituale.
 
Devo esprimere anche la mia soddisfazione per la grande risposta al messaggio sulla “ solidarietà”.
Abbiamo raccolto la somma di 650,00 Euro e abbiamo consegnato 1000,00 Euro alla presidente dell’Associazione” AmicA” Gabriella Ressa la quale si prodiga, assieme ai suoi collaboratori, per portare aiuto ai più poveri della nostra città.
 
Ringraziamo inoltre, il nostro amico e socio Giuseppe Saponaro che ha devoluto il ricavato dalla vendita del suo libro_ “ Così ho ritrovato mio figlio” ( Edizione Grifo)alla nostra Associazione consegnandoci la somma di Euro 1000,00 , un grande aiuto per la realizzazione dei nostri progetti d’amore.

Gemma Cometti



attendiamo i vostri commenti sul convegno
Grazie

Gemma Cometti

E’ nata a Taranto il 28 marzo 1932.
Casalinga, è madre di tre figli, tra cui Davide, il più piccolo, vittima, nell’agosto del 1978, di un incidente subacqueo.
Dal dolore per questa perdita ha tratto la spinta per una ricerca personale, solitaria e costante, partendo dal campo della metafonia.
Si è creata poi, col tempo, una sorta di affinità spirituale, un’audizione interiore che ama definire “telepatia d’amore”.
Ha scritto sulla sua esperienza alcuni libri. Il primo: “I nostri figli - un ponte d’amore con l’aldilà”, edito in prima stampa da Editrice Scorpione di Taranto e, in ristampa“, dalla Hermes edizioni delle Mediterranee, così come le era stato predetto ben due anni prima.
La spinta a scrivere continua: sempre suggerito dalle voci, pubblica il secondo volume: “I nostri figli ci parlano ancora” (Hermes edizioni), il terzo “L’aldilà e la vita – la mia storia infinita (Hermes edizioni) e infine l’ultimo “Il lungo viaggio nell’anima” (Hermes edizioni).
Questo quarto volume vuole testimoniare il cammino, la crescita spirituale e la trasformazione di una madre colpita dal dolore più grande: la perdita di un figlio. Un cammino scavando nel profondo, in simbiosi con l’anima disincarnata, sublimando l’amore, a dimostrazione che nulla si può dimenticare, ma elaborare culminando in un ultimo grande atto d’amore, proprio nei confronti dell’essere amato: la rinunzia al dolore come fine a se stesso e il lento, faticoso cammino per riallacciare un rapporto alimentato sempre dall’amore, quello vero, quello altruistico.
Per meglio comprendere il suo percorso, i libri andrebbero letti in ordinata successione, cominciando dal primo che esprime i toni dell’immediato, lacerante dolore, da cui poi è scaturita la forza per iniziare un feroce duello con la morte fino a sconfiggerla.





Prefazione di Paola Giovetti e
testimonianza di
Padre Uderico Pasquale Magni
Prefazione di Don Adriano Angelo Gennai e introduzione di Paola Giovetti
Prefazione di Paola Giovetti

Tutti i diritti d’autore sono devoluti in beneficenza.

Casa Editrice Mediterranee
ROMA

tel.: 063201656

Prefazione di Paola Giovetti
e introduzione di
Padre Uderico pasquale Magni

Il nuovo e ultimo libro

Il suo cammino iniziale è stato scandito dalle parole; le magnifiche e fortissime voci dal registratore, poi dalla radio, e ancora dal telefono.
Tutti i passaggi evolutivi che hanno richiesto un lavoro interiore molto lungo e complesso, sono stati suggeriti dalle “voci”. Il più difficile da recepire, accettare e mettere in atto è racchiuso in queste parole
“le voci del silenzio”

così Gemma Cometti chiarisce il significato di queste parole:
«Ho percepito questa frase che Davide mi ha trasmesso, ma sul momento non ne ho compreso in pieno tutta la sua profondità. La sua voce, che inizialmente mi giungeva attraverso i mezzi meccanici, era udibile e rispondeva ai bisogni prioritari e prepotenti di una creatura umana che chiedeva segni tangibili di vita, quasi una presenza fisica che alimentasse l’illusione di una continuità di vita terrena. Nell’arco degli anni, poi, un lavoro continuo e incessante ha messo in moto un processo di evoluzione che ha aperto canali fino allora sconosciuti e insospettabili, permettendomi di percepire, gradatamente, attraverso i meandri della mente e del cuore, ciò che l’orecchio non poteva più percepire. Questo meccanismo ha reso possibile la comprensione e l’accettazione del nuovo stato, nella diversa forma di vita di mio figlio, di cui egli voleva rendermi partecipe.
Sul sentiero dell’amore ho condotto i miei passi verso un percorso diverso, non condizionato dalla limitatezza umana; un terzo occhio ha guardato oltre la soglia puramente immaginaria della morte abbattendo barriere invisibili; un terzo orecchio, un’antenna tesa verso l’universo, ha cominciato a captare “le voci del silenzio”.
Questo progresso lento, ma continuo, mi ha permesso di seguire e comprendere meglio la metamorfosi di mio figlio, le sue progressive tappe, finalizzate ad una sempre maggiore elevazione spirituale.
Ho strappato all’inconoscibile il segreto dell’immortalità e la consapevolezza che la vita vissuta in terra non ci viene tolta, ma solo trasformata.
La parola “morte” non aveva più il significato oscuro e definitivo del “non ritorno”; ho cominciato veramente ad imparare e trasmettere agli altri. E il seme, silenziosamente, è divenuto pianta rigogliosa e dai suoi rami sono spuntati teneri germogli.
Attenta testimone di questi forti segnali, essi divenivano messaggi consolatori per tanti, facendosi portavoce di quel messaggio universale la cui chiave d’interpretazione è nell’amore.
“L’amore… la forza che muove le montagne e che non si arrende neanche davanti all’ineluttabilità della morte.
E’ questo il vero grande miracolo che scaturisce da noi stessi, la più importante scoperta che la scienza spesso non riconosce; un patrimonio trasmesso direttamente da Dio all’uomo.
Ecco…”la voce del silenzio” parla in nome dell’”amore”.

In uno dei passaggi successivi mi giunse la spinta ad organizzare i convegni a Taranto, nella mia città, finalizzati sempre alla crescita spirituale.


L’associazione
A questi principi è ispirata la nostra associazione onlus da poco costituita; una ulteriore tappa, non programmata, del mio percorso. Posso dire oggi, guardandomi indietro nell’arco di questi ultimi 32 anni, che una tela misteriosa e invisibile ha intessuto e disegnato i vari accadimenti che si sono succeduti. Una dolce magia ha guidato i miei passi portandomi, giorno dopo giorno, alla realizzazione di eventi straordinari più grandi di me. Per ultima questa nuova iniziativa, in passato improponibile.
Ho avvertito oggi, attorno a me, il consenso e il mio stesso coinvolgimento emotivo fattivamente condiviso da tanti.
Ho preso coscienza di non essere più sola. Sento ora il fiato amico di un esercito di amici che combattono le stesse battaglie da me intraprese.
La nostra associazione non ha fini di lucro, né prevede quote associative ma un reciproco aiuto e sostegno. E’ un movimento che veleggia sull’onda mossa dalla fresca brezza innovativa del pensiero e dello spirito libero del ricercatore. Vuole rappresentare un invito a riscoprire nuovi slanci altruistici a cui lo stesso convegno si ispira, promuovendo ogni anno la consueta “Finestra aperta sulla solidarietà” che ha ospitato organizzazioni umanitarie di grande impegno sociale. Da qualche anno si è creato un gemellaggio con Calcutta, a favore delle strutture create da Madre Teresa per mano del generoso dottor Cesare Santi che presta, assieme ad altri volontari, la sua opera di medico in quelle zone di diseredati.

Il logo
Un accenno anche al logo di questa neonata associazione. Devo premettere e sottolineare che il punto di unione con l’aldilà e con mio figlio Davide stesso non si esprime più, ormai da tempo, con parole o fenomenologie di natura materiale, ma si è interiorizzato, basandosi sulle “percezioni”, una sincronicità di pensieri e sentimenti comprovanti una perfetta simbiosi di anime. Nella particolare ricerca del logo che ci avrebbe rappresentato, la mia mente si soffermava insistentemente sulla mitica figura dell’”araba fenice”, senza però conoscerne l’emblematico significato.
Dopo aver condotto alcune ricerche, arrivai ad una conclusione di notevole rilievo: l’”araba fenice” rappresenta da secoli il simbolo dell’immortalità. Ecco come la descrivevano già Marziale, Plinio il Vecchio e Tacito: “Essa veniva usata per illustrare il concetto di immortalità, di ritorno ciclico, continuo. Fu la corrispondenza immediata con la resurrezione della carne che il suo mito rappresentava, a spingere gli autori cristiani più antichi ad utilizzarlo. Venne identificata con Cristo anche per il fatto che tornava a manifestarsi tre giorni dopo la morte, e come tale venne adottata come simbolo cristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte”.
Quale simbolismo poteva essere più appropriato per la denominazione già data alla nostra associazione: “Sopravvivenza e vita eterna”? Tutto ora assumeva un preciso significato: il suggerimento mi sembrava chiaro, ma non altrettanto facile la sua realizzazione figurata: nessuno dei disegni proposti risultava per me soddisfacente.
Decisi di rinunciare, anche se a malincuore, al progetto originario e avevo già scelto una diversa raffigurazione quando, un mattino, al mio risveglio, notai sul guanciale una strana macchia: una figura dai contorni ben precisi.
Era l’immagine di un grande uccello che volava ad ali spiegate, proteso verso l’alto.
Fotografato e riprodotto il nostro logo giunto dal Cielo, è perfetto!


Un’angelica araba fenice che ci piace immaginare in volo verso l’eternità.
Per noi, componenti del comitato dell’associazione, quella Fenice riveste un duplice significato. Il primo è sì, quello della rinascita, della resurrezione, della Vita che rinasce dalla morte. Ma il secondo significato che attribuiamo a quella immagine impressa sul cuscino di una donna che ignorava forma e simbolismo della fenice, riteniamo sia un messaggio diretto a me e ai volontari dell’associazione: un incitamento a non rinunciare, a non lasciarci mai condizionare dalle difficoltà o dalle critiche e a continuare ad impegnarci a diffondere le ricchezze interiori che questo cammino ci ha donato, prima tra tutte la meravigliosa certezza che l’Amore e l’Anima sono eterni».



Per una corrispondenza con Gemma Cometti scrivere a:


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